Dopo due giorni di lavori tecnici nelle sale della Regione Emilia-Romagna, il pomeriggio del 12 giugno ha portato i partecipanti del V Meeting LIFE CLIMAX PO in un viaggio diverso. Il pullman è partito da Bologna verso le 14, diretto prima a Pieve di Cento in provincia di Bologna per visitare l’opera di presa a Reno del Cavo Napoleonico, e poi a Galliera sempre in provincia di Bologna per visitare l’impianto di sollevamento di Crevenzosa. A organizzare questa escursione tecnica è stato il Consorzio CER insieme alla Regione, con l’idea di mostrare al tema di progetto come funzionano sul campo quelle opere idrauliche di cui si era parlato nei convegni.

Lo Scolmatore di Reno: il canale che porta il nome di Napoleone

La prima fermata è stata a Pieve di Cento, in provincia di Bologna, per visitare l’opera di presa a Reno del Cavo Napoleonico. Il canale parte dal Reno a Sant’Agostino (in località Panfilia) e arriva nel Po presso Salvatonica, in comune di Bondeno, con un percorso di 18 chilometri. Qui i tecnici del Consorzio hanno raccontato una storia che inizia nel 1807, quando i bolognesi chiesero a Napoleone Bonaparte di provvedere definitivamente alla sistemazione idraulica del fiume Reno. Napoleone affidò la soluzione del problema a Gaspard de Prony, che propose di unire il fiume Reno al fiume Po. Gli scavi iniziarono in località Sant’Agostino, ma con la caduta di Napoleone nel 1814 l’opera fu abbandonata.

Il progetto rimase fermo per oltre un secolo. Fu solo dopo le gravi alluvioni del 1949 e del 1951 a Gallo di Poggio Renatico che nel 1954 l’opera fu ripresa dall’Ufficio Speciale del Genio Civile per il Reno di Bologna. I lavori furono completati nel 1964 e nel 1966 fu aperta la comunicazione con il Po.

Camminando lungo l’argine, i partecipanti hanno potuto vedere come funziona questa infrastruttura. Il Cavo ha una sezione trapezoidale in grado di far defluire fino a 1.000 metri cubi d’acqua al secondo e, caratterizzato da un ampio alveo quasi orizzontale, consente il deflusso sia dal Po al Reno sia viceversa. Durante le piene diventa una valvola di sfogo che scarica l’acqua dal Reno verso il Po, mentre d’estate inverte il flusso per portare acqua dal Po verso i campi della Romagna attraverso il Canale Emiliano-Romagnolo.

Durante le recenti alluvioni di marzo 2025, il Cavo ha scaricato nel Po 14 milioni di metri cubi d’acqua, evitando danni maggiori nel territorio circostante.

Crevenzosa: dove l’acqua del Po diventa ricchezza per i campi

Il gruppo è poi arrivato alla seconda tappa: l’impianto di sollevamento di Crevenzosa, situato nel comune di Galliera, in provincia di Bologna. Per comprendere l’importanza di questa struttura bisogna immaginare cosa comporti per l’agricoltura dell’Emilia-Romagna poter contare su una fonte d’acqua costante e affidabile. I campi di pomodori da conserva che finiscono sulle nostre tavole, le coltivazioni di mais e grano, i frutteti e gli orti che alimentano l’industria agroalimentare della regione: tutto dipende dall’acqua che viene distribuita attraverso sistemi come quello di Crevenzosa.

L’impianto di sollevamento di Crevenzosa è una delle principali infrastrutture idrauliche del Canale Emiliano Romagnolo, realizzato nel 1960 e posizionato in un nodo strategico per il suo ruolo centrale nella gestione delle acque superficiali. La sua funzione è duplice: distribuisce l’acqua nel territorio ma può anche allontanarla rapidamente in caso di necessità per proteggere dalle piene.

Crevenzosa funziona come un impianto di partizione e sollevamento: l’acqua del Canale Emiliano Romagnolo, che proviene dal Po, viene qui ripartita in due direzioni diverse. Una porzione di 10 metri cubi al secondo viene convogliata a gravità attraverso i canali Riolo e della Botte, gestiti dal Consorzio della Bonifica Renana, per confluire nel fiume Reno a Bastia attraverso la chiavica Beccara Nuova. Quest’acqua serve principalmente per utilizzi industriali e civili della zona.

La parte più consistente, 50 metri cubi al secondo, prosegue invece verso est lungo il Canale Emiliano Romagnolo. Per farlo deve essere sollevata di circa 5 metri, una spinta che insieme a un secondo sollevamento di altri 4 metri nell’impianto gemello di Pieve di Cento, posto a circa 6 chilometri da Crevenzosa, fornisce l’energia necessaria perché l’acqua possa viaggiare per gravità per altri 90 chilometri fino al fiume Savio, alle porte di Cesena.

L’impianto è progettato per una portata massima di 50 metri cubi al secondo e una prevalenza di 5 metri, con una potenza installata di 3.975 kilowatt. Queste caratteristiche lo rendono uno degli impianti più rilevanti del sistema idrico regionale.

Ma Crevenzosa ha anche una funzione particolare nella sicurezza idraulica: la struttura può allontanare le acque di pioggia in eccesso raccolte dal canale di bonifica Riolo. Attraverso manovre sulle grandi paratoie che si trovano vicino alla vasca di mandata, a monte dell’impianto, possono essere scaricati fino a 20 metri cubi al secondo verso il Po, anche quando il grande fiume è già in condizioni di piena. Con l’aumento degli eventi climatici estremi, l’impianto contribuisce a prevenire allagamenti e a garantire la sicurezza del territorio nella bassa bolognese.

L’impianto di Crevenzosa è gestito dal Consorzio CER, che si occupa della sua gestione e manutenzione. Sebbene non sia generalmente aperto al pubblico, rappresenta un esempio della storia e dell’ingegneria idraulica della regione, mostrando come infrastrutture progettate decenni fa continuino a svolgere un ruolo essenziale nel contesto della bonifica e della gestione delle acque.

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