Il 20 giugno un gruppo di partecipanti ha visitato l’azienda agricola Una Garlanda, a Rovasenda, in provincia di Vercelli, accompagnato da Elisa Tagliaferri e Uta Biino di ERSAF. La giornata si è aperta in aula con la presentazione dell’azienda risicola da parte dei titolari Manuele Mussa e Mara Stocchi, per poi proseguire sul campo: Giovanni Bargnesi, socio dell’azienda, ha guidato il gruppo tra gli appezzamenti raccontando la gestione agronomica, prima di mostrare gli essiccatori del riso, la pileria artigianale dove la materia prima viene lavorata (riso bianco, semilavorato, artigianale) e la sala di confezionamento.

Una Garlanda coltiva circa 130 ettari nel territorio di Rovasenda, a indirizzo prevalentemente risicolo, in rotazione biennale con fagiolo dall’occhio, miglio, avena, segale e soia. È un’azienda biologica che dal 2001 applica i principi dell’agroforestazione, il sistema silvo-arabile che affianca la coltivazione del riso alla piantumazione di essenze autoctone come ontani, farnie, carpini e noccioli. In azienda si contano oggi 15mila alberi e arbusti autoctoni e 60 chilometri di filari, distribuiti sugli argini di risaia, ai margini dei campi e all’interno delle risaie stesse.

La biodiversità coltivata e naturale dell’azienda (flora e fauna, con decine di specie protette) è stata documentata da ricerche e pubblicazioni di ISPRA, Università di Torino, Università di Milano e dell’Università del Piemonte Orientale. I sistemi agroforestali contribuiscono al sequestro di carbonio nella biomassa legnosa, all’aumento della fertilità del suolo, alla riduzione dell’erosione eolica e idrica, alla protezione da siccità ed eventi climatici estremi, alla ricostruzione della catena trofica e al contenimento di malattie e parassiti.

Il cuore della gestione aziendale è il metodo di pacciamatura verde, ideato dalla famiglia Stocchi nel 2007: si seminano erbai estivi o autunnali, poi il riso viene seminato a spaglio sull’erbaio senza lavorare il terreno; segue la rullatura o trinciatura dell’erbaio, l’immissione dell’acqua (che viene tolta dopo quattro o cinque giorni per permettere il radicamento del riso in asciutta) e una nuova immissione dopo quindici-venti giorni, con controllo del livello idrico fino alla raccolta. Il risultato è un riso coltivato senza alcun trattamento chimico, con un inerbimento che contiene l’erosione e le infestanti, fissa l’azoto nel terreno, riduce il dilavamento e migliora la struttura del suolo.

Una Garlanda fa parte, insieme ad altre quattro aziende, dell’associazione Polyculturae, che lavora sul recupero e la conservazione della biodiversità negli agroecosistemi. In campo coltiva anche diverse varietà antiche di riso, scelte per la loro capacità di adattarsi al contesto pedoclimatico locale e di resistere a parassiti e patogeni.

Dal punto di vista economico, la gestione dell’azienda comporta un risparmio totale sulla spesa in prodotti fitosanitari, una riduzione del 60% della spesa in carburante agricolo e del 50% del consumo di acqua irrigua, oltre a un’integrazione della produzione agricola con frutta e legname e ad attività di turismo ed educazione ambientale aperte al pubblico.

La visita si inserisce nel percorso di formazione sul campo organizzato da  Ersaf Lombardia (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste)  nell’ambito di LIFE CLIMAX PO.

 

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